Ritornare con occhi nuovi

lunedì 1 dicembre 2025

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Un anno all’estero lascia il segno. Il «Returnee Weekend» degli studenti partecipanti al programma di scambio del Rotary ha dimostrato quanto i giovani siano cresciuti e quanto la loro patria ora appaia diversa ai loro occhi.

Sono tornati: gli outbound. Giovani che per un anno hanno lasciato la loro zona di comfort per scoprire il mondo – e se stessi – come studenti del Rotary Youth Exchange. Ragazzi tra i 16 e i 18 anni che hanno vissuto, studiato, provato emozioni, sofferto il freddo o sudato in un altro Paese. Di ritorno dagli Stati Uniti, dal Canada o dall’Australia, dove a prima vista molte cose sembrano familiari ma, in realtà, sono profondamente diverse. Oppure di ritorno dal Giappone, da Taiwan, dal Cile o dal Brasile, da culture che inizialmente apparivano estranee e impegnative, ma che sono diventate una nuova patria temporanea.

Durante il «Returnee Weekend» di settembre, questi giovani si sono ritrovati dopo un anno. Le loro storie e la loro maturità impressionano ogni volta di nuovo. Raccontano di una quotidianità che ha ben poco a che fare con una vacanza: del silenzio durante la colazione in Giappone, delle uniformi scolastiche a Taiwan, della vivace vita familiare in Cile, delle nuove amicizie in Canada, del fatto che in Brasile si ride in modo diverso e dello shock culturale che può comportare anche solo un anno trascorso in un Paese europeo.

Gli studenti in partenza imparano ad affrontare l’incertezza, a organizzarsi, a commettere errori e ad andare avanti nonostante tutto. Imparano che la fiducia non è scontata, ma va conquistata. E scoprono che un cuore aperto, talvolta, ha più valore di una perfetta conoscenza della lingua. Spesso sperimentano quanto l’ospitalità possa essere un elemento di unione e comprendono che la cultura va ben oltre la lingua o il cibo: si tratta di valori, di atteggiamenti, di piccoli gesti che rivelano quanto possano essere diversi i modi di pensare e di sentire.

E poi arriva il secondo shock culturale: il ritorno in Svizzera. «Un ritorno nel grembo materno», come ha affermato scherzosamente una volta un partecipante al programma Outbound. Di nuovo a casa, che improvvisamente sembra estranea, con vecchie abitudini e strutture familiari. Di nuovo in una scuola che, in un anno, è rimasta pressoché immutata, con amici che vivono la stessa routine quotidiana, mentre tu hai sperimentato una vita completamente nuova. Un ritorno in patria – con occhi nuovi.

È proprio a questo punto che sorge la domanda cruciale: come può il Rotary valorizzare questo potenziale? Chi rientra dal programma porta con sé un atteggiamento che da sempre caratterizza il Rotary: apertura mentale, tolleranza e il desiderio di rendere il mondo un posto migliore. Mettere in discussione i pregiudizi, vivere la diversità, costruire ponti.

Alcuni ex partecipanti, dopo il loro ritorno, si impegnano nel Rotex e trasmettono le proprie esperienze ai nuovi studenti in scambio. Altri trovano la loro strada nel Rotaract e rimangono parte della famiglia rotariana. Ma molti finiscono per perdere il contatto, nonostante a soli 18 anni incarnino già ciò che costituisce l’essenza del Rotary.

Sarebbe emozionante incontrarli di nuovo tra dieci anni per scoprire come quest’anno abbia influenzato il loro modo di pensare, di agire e forse l’intero corso della loro vita. Perché chi ha visto il mondo con occhi aperti non lo guarderà mai più allo stesso modo.

Ogni ago racconta una storia: le giacche degli studenti in scambio