La solidarietà è più di un riflesso

domenica 1 febbraio 2026

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Dopo il devastante incendio di Crans-Montana, la disponibilità ad aiutare è stata grande. Ma come aiutare nel modo giusto? I tre governatori Andrea Weber, Jouni Heinonen e John Manning parlano di responsabilità, del rischio dell’attivismo e del motivo per cui il Rotary interviene consapevolmente laddove, nonostante la copertura statale, si creano vere e proprie lacune.

Andrea, a prima vista Crans-Montana è sinonimo di splendore, vacanze e lusso. La tragedia ha brutalmente infranto questa immagine. Cosa ti ha colpito particolarmente in questi giorni?

AW: Mi ha colpito soprattutto il divario tra l’immagine, o il pregiudizio, e la realtà. Non tutti i giovani che quella notte si trovavano a Crans-Montana provenivano da famiglie benestanti. Per molti, il Capodanno era un momento molto speciale, atteso a lungo e per il quale avevano risparmiato. Forse la prima grande occasione senza i genitori, una serata di libertà, cambiamento e spensieratezza. E proprio in quel giorno speciale hanno perso tutto questo. Questa consapevolezza cambia profondamente la prospettiva su ciò che segue.

Jouni, perché è così importante rendere esplicita questa prospettiva?

JH: Perché i pregiudizi si diffondono rapidamente e feriscono. Quando si dice: “chi era lì non è bisognoso”, si giudica da lontano. Molti di questi giovani erano apprendisti, lavoratori stagionali o semplicemente ragazzi che volevano concedersi qualcosa di speciale: una serata, una notte, non uno stile di vita. Un luogo ha una sua immagine, ma un’immagine non è una garanzia sociale. Se non lo diciamo chiaramente, lasciamo spazio a false supposizioni.

John, cosa accade quando immagini di questo tipo prendono il sopravvento?

JM: Si crea una semplificazione pericolosa. Si guarda al luogo e si perdono di vista le persone. È proprio questo che dobbiamo evitare. L’aiuto non si basa sui codici postali o sulle località di villeggiatura, ma sulle situazioni di vita concrete, su ciò che una persona deve affrontare in quel momento.

«I genitori arrivano e non sanno cosa li aspetta»

Si parla spesso dei giovani colpiti, ma dietro di loro ci sono genitori e famiglie. Cosa significa questa tragedia per loro?

JH: Per molti genitori è una situazione che li travolge completamente. Arrivano spesso con brevissimo preavviso, talvolta dall’estero, e non sanno cosa li aspetta: quanto sono gravi le lesioni? Come procederà la guarigione? Il figlio o la figlia potrà tornare a vivere in modo autonomo? A tutto questo si aggiungono ostacoli pratici: ospedali, assicurazioni, autorità, moduli, spesso in una lingua che non parlano. E tutto ciò avviene in uno stato di shock. In queste condizioni non si riesce ad agire in modo strutturato: si è semplicemente presenti e si spera.

Cosa rende questa incertezza così esistenziale?

AW: Il fatto che non ci sia una fine chiaramente definita. La notte di Capodanno è stato un momento preciso, ma le conseguenze si protraggono per settimane, mesi, a volte anni. Genitori e fratelli lasciano la loro quotidianità, il lavoro, talvolta anche altri figli. Non sanno per quanto tempo dovranno restare. E su tutto incombe la domanda: come andrà avanti? È qui che l’accompagnamento diventa essenziale. Non in modo astratto, ma concreto: qualcuno che spieghi, traduca, aiuti a fare ordine nel caos.

Cosa è più necessario in momenti come questi?

JM: Affidabilità. La sensazione di non essere soli. Certo, anche il sostegno finanziario è importante: i costi aggiuntivi sorgono immediatamente. Ma altrettanto fondamentale è il segnale umano: c’è qualcuno che resta, che ascolta, che non scompare dopo pochi giorni. Questa presenza è spesso il primo passo per ritrovare un minimo di sicurezza.

«L’aiuto immediato è importante, ma non è la soluzione definitiva»

All’inizio si è parlato pubblicamente di un aiuto immediato di 10.000 franchi per ogni persona colpita. Molti si chiedono: è sufficiente?

JM: Questo aiuto immediato è stato importante e giusto. Il Cantone del Vallese ha reagito rapidamente, con un onere amministrativo minimo. Il contributo consente di coprire le prime spese: viaggi, alloggio, organizzazione. Ma è solo un ponte, non una soluzione a lungo termine. Non dice nulla su ciò che verrà dopo. E proprio questo “dopo” è spesso la fase più difficile: quando la vita quotidiana riprende, ma l’incertezza rimane.

John, sottolinei spesso l’importanza della prudenza. Qual è il rischio maggiore in questa fase?

JM: Il rischio principale è l’attivismo animato dalle migliori intenzioni. Il desiderio di aiutare è assolutamente legittimo, ma appelli generici alle donazioni senza una destinazione chiara possono creare aspettative che poi non possono essere soddisfatte. Questo non aiuta nessuno. Agire in modo responsabile significa prima di tutto chiarire dove esistono effettivamente bisogni non coperti.

Cosa significa concretamente per il Rotary?

JH: In base alle informazioni attuali, la responsabilità finanziaria principale ricade sui gestori, sui proprietari, sulle assicurazioni e sulle autorità competenti. Molti dipendenti sono coperti dal sistema di sicurezza sociale e la Confederazione assume determinati costi. Il Rotary interviene laddove, nonostante questi meccanismi, emergono lacune reali. Non prima e non in modo indiscriminato.

Come valutate le misure statali adottate?

AW: Come chiare e responsabili. Oltre agli aiuti immediati, è stato istituito un conto statale per le donazioni, è stata annunciata la creazione di una fondazione indipendente e le vittime possono fare riferimento alle strutture esistenti di assistenza alle vittime. Questo dimostra che lo Stato si assume le proprie responsabilità. Il Rotary non si vede come un sostituto, ma come un complemento, laddove singole situazioni non possono essere risolte completamente con misure standardizzate.

Perché questa distinzione è così importante?

JH: Perché crea fiducia. Chi dona o si impegna vuole sapere che l’aiuto viene utilizzato in modo mirato. Il Rotary interviene quando le prestazioni statali o assicurative non sono sufficienti, sono ritardate o presentano lacune. Ogni richiesta viene valutata singolarmente, in base a criteri di urgenza, adeguatezza e necessità concreta. Non si tratta di attivismo, ma di responsabilità.

Qual è il ruolo della Fondazione dei Distretti Rotary Svizzera-Liechtenstein in questa fase?

JM: Un ruolo di coordinamento. La fondazione aiuta a chiarire, collegare e focalizzare. Garantisce che il sostegno sia mirato, trasparente e responsabile.

«La solidarietà non finisce con i titoli dei giornali»

La tragedia di Crans-Montana ha avuto risonanza ben oltre i confini regionali, anche a livello internazionale. Cosa significa questo per voi?

AW: Il fatto che il Presidente della Confederazione abbia ringraziato espressamente per la solidarietà dimostrata dopo Crans-Montana in occasione dell’apertura del Forum economico mondiale di Davos dimostra la portata di questa tragedia. Non si è trattato solo di un evento locale. Questa attenzione internazionale è importante: ci ricorda che la solidarietà non deve fermarsi al primo momento.

Quali conclusioni ne traete?

JM: Che dobbiamo restare quando altri se ne vanno. Il Rotary è forte quando compassione e responsabilità vanno di pari passo. Quando non ci limitiamo a reagire, ma accompagniamo nel tempo: in modo discreto, affidabile ed efficace. Non una solidarietà rumorosa, ma una solidarietà che sostiene davvero.

Jouni, un’ultima riflessione?

JH: Siamo una comunità caratterizzata dalla diversità: di percorsi di vita, opportunità e vulnerabilità. È proprio questo che ci impegna. Il Rotary è presente quando le persone perdono il terreno sotto i piedi. Non perché sia facile, ma perché è giusto.

Cara Andrea, caro Jouni, caro John, vi ringraziamo di cuore per questa conversazione e per il vostro impegno.

Yves Duc con i governatori Jouni Heinonen, Andrea Weber e John Manning (da sinistra) Foto: André Springer