Nuove zone, nuovi equilibri
Rotary International ridisegna le proprie zone. La nuova organizzazione verrà introdotta gradualmente: Svizzera e Liechtenstein lasciano l’attuale Zona 16, che condividevano con la Germania meridionale, e in futuro faranno parte della Zona 20 insieme a Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. L’Austria ri
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Rotary International ridisegna le proprie zone. La nuova organizzazione verrà introdotta gradualmente: Svizzera e Liechtenstein lasciano l’attuale Zona 16, che condividevano con la Germania meridionale, e in futuro faranno parte della Zona 20 insieme a Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. L’Austria rimane nella Zona 21. Quella che può sembrare una semplice riorganizzazione amministrativa ridefinisce in realtà influenza e rappresentanza. Ne parlano i Past District Governor svizzeri John Manning e Jouni Heinonen e l’austriaco Walter Ebner, che per sei anni è stato Membership Coordinator della Regione 24. «Per descriverlo bastano due parole: per niente.» John Manning non lascia dubbi sul modo in cui i tre distretti svizzeri siano stati coinvolti nella riorganizzazione. Personalmente ne sarebbe stato informato soltanto dopo la decisione, tramite WhatsApp. Anche Jouni Heinonen conferma: la direttrice RI Christine Büring non avrebbe informato in anticipo la parte svizzera. Walter Ebner racconta la stessa esperienza in Austria: né il livello direttivo regionale, nel quale ha operato per sei anni, né i distretti sarebbero stati coinvolti. Non ci sarebbe stato alcun contatto. A sorprendere, quindi, non è tanto la nuova suddivisione quanto il procedimento. «L’India cresce, l’Africa cresce. Altri Paesi e continenti si riducono», afferma Manning. Un adeguamento era prevedibile. Almeno ogni otto anni la suddivisione delle zone viene sottoposta a una revisione completa; le 34 zone a livello mondiale dovrebbero comprendere un numero di soci più o meno equivalente. Secondo Ebner, Rotary International sottolinea sempre che la nuova ripartizione serve a garantire una struttura quantitativa il più possibile equa e non segue alcun orientamento strategico. Ma una mappa delle zone è più di una semplice geometria. Due zone vengono ogni volta abbinate e da questa coppia viene scelto un direttore RI. La definizione dei confini stabilisce quindi anche quale zona esprimerà il direttore RI e in quale momento, per i prossimi otto anni. Proprio per questo Heinonen critica soprattutto la comunicazione. Secondo le sue informazioni, il desiderio di sciogliere il precedente collegamento sarebbe partito dalla Germania: con la nuova ripartizione, in futuro la Germania avrà sempre un direttore RI. Heinonen considera comprensibile questa motivazione. L’attuale riorganizzazione è soltanto l’ultimo capitolo di una storia più lunga. In una precedente suddivisione, ricorda Ebner, Germania meridionale, Austria e Svizzera appartenevano insieme alla Zona 19. Successivamente la Svizzera passò alla Zona 16, mentre l’Austria fu assegnata alla Zona 21. Secondo Ebner, quest’ultima comprendeva 35 Paesi ed era abbinata ai 54 Paesi africani. Un unico direttore RI doveva quindi rappresentare 89 Paesi nel Board. Gli impegni in Africa richiedevano così tanto tempo che per l’Austria rimaneva pochissimo spazio. Per Heinonen, una struttura di tali dimensioni non può funzionare nella pratica. Ebner la definisce un’«assurdità». In origine, però, la regionalizzazione seguiva un principio comprensibile: tenere conto di lingue comuni, culture e possibilità organizzative. Nella Germania meridionale queste condizioni erano presenti, afferma Ebner. I successivi spostamenti hanno distribuito Germania, Austria e Svizzera in zone differenti, distruggendo proprio quella struttura che in origine si voleva creare. Per lui ciò evidenzia la contraddizione tra l’immagine ufficiale della zona come semplice strumento elettorale e il suo reale significato come spazio di contatti, funzioni e influenza. Per l’Austria, all’interno della vasta Zona 21, era difficile costruire un legame organizzativo altrettanto stretto. Ebner era responsabile della parte settentrionale, la Regione 24; un’altra persona seguiva la Regione 25, che comprendeva il Medio e Vicino Oriente. Gli incontri diretti con Svizzera e Germania avvenivano soprattutto grazie ai rapporti storicamente consolidati. Con la Zona 18, ora abbinata alla Zona 21 e comprendente i Paesi nordici, inclusi Islanda e Groenlandia, in precedenza non vi erano stati contatti. Ebner vede qui un compito preciso: i Regional Leaders dovrebbero creare reti più strette, anche oltre i confini delle zone. Le zone da sole non generano collaborazione; servono strutture affidabili e incontri regolari.Nuovi partner, vecchie questioni di potere La critica al procedimento è dura. Dal punto di vista svizzero, il giudizio sul risultato è decisamente più positivo. «Noi in Svizzera non siamo dispiaciuti della nuova ripartizione», chiarisce Manning. Nella nuova configurazione la Svizzera avrà maggiore influenza rispetto a prima con la Germania; negli ultimi anni, a livello di zona, si sarebbe parlato quasi esclusivamente di temi tedeschi. Ebner parla addirittura di una «splendida suddivisione»: circa un terzo dei soci proviene dalla Svizzera, un terzo dai Paesi Bassi e un terzo da Spagna e Portogallo. In termini di numero di soci, la nuova zona risulta quindi notevolmente equilibrata. Per l’elezione del direttore RI, tuttavia, conta il numero dei distretti – e anche in questo caso nessun Paese dispone da solo della maggioranza. I nuovi partner non sono del tutto sconosciuti. Con club portoghesi esistono già progetti comuni, tra cui Mare Nostrum. Heinonen invita a guardare in modo pragmatico a ciò che funziona: ai progetti con Austria e Germania meridionale, così come alla collaborazione con Portogallo, Spagna e Paesi Bassi. La nuova zona non deve quindi partire da zero; può basarsi su relazioni esistenti e allo stesso tempo costruire nuove reti. Le relazioni consolidate nel tempo non possono comunque essere interrotte tracciando una nuova linea sulla carta geografica. Manning non ritiene a rischio i numerosi club partner in Germania e Austria. Cita come esempio l’alluvione nella valle dell’Ahr: l’aiuto svizzero si basava sull’amicizia vissuta tra i club. Questi legami continueranno a esistere, indipendentemente dal numero di zona che li accompagnerà in futuro. Le catastrofi toccano così direttamente le persone, afferma Manning, che anche in futuro dall’amicizia nascerà un aiuto concreto. La Svizzera dovrà tuttavia decidere quali collaborazioni intende proseguire in modo mirato. Manning cita PolioPlus e loda esplicitamente il lavoro di Christian Schleuss dalla Germania. Questa collaborazione non deve essere interrotta. La Svizzera farà in un certo senso una «selezione», per preservare ciò che in passato ha funzionato bene. Per lui, i progetti comuni devono far parte di qualsiasi futura strategia europea. Rotary International ricorda sempre che le zone sono soltanto uno strumento elettorale e che non bisogna fermarsi ai loro confini, riferisce Ebner. Lui considera questa argomentazione un pretesto. A suo avviso manca, al di sopra dei distretti, un solido collegamento europeo. Molti temi potrebbero essere affrontati con maggiore efficacia dai Paesi insieme – dallo sviluppo dell’effettivo alla rappresentanza dei propri interessi nei confronti di Rotary International. Proprio perché formalmente la zona è definita attraverso le elezioni, informalmente influenza chi incontra chi, quali temi circolano e quali alleanze si formano.Chi conta, chi decide? Quanto possano apparire diseguali le strutture lo dimostra Ebner con il proprio esempio. Nella parte settentrionale della sua regione vivono circa 24 000 Rotariane e Rotariani distribuiti in 13 Paesi e nove distretti. L’Austria dispone di due grandi distretti con circa 5 200 e oltre 4 000 soci. A questi si contrappongono sei piccoli distretti con circa 1 000-1 500 soci ciascuno. Nell’elezione di un direttore, tuttavia, ogni distretto dispone di un voto. I piccoli Paesi e distretti potrebbero quindi accordarsi preventivamente e mettere in minoranza l’Austria. Portare le proprie istanze a Rotary International diventa così molto più difficile. Nella nuova Zona 20 i numeri sono diversi. La Svizzera conta all’incirca tanti soci quanti i Paesi Bassi, ma dispone di tre distretti e quindi di tre voti nell’elezione del direttore RI. I Paesi Bassi hanno sette distretti e sette voti, Spagna e Portogallo insieme cinque distretti e cinque voti. Con sette voti su un totale di quindici, i Paesi Bassi non possono decidere da soli l’elezione. Ebner si aspetta quindi un principio di rotazione affidabile. Anche i distretti svizzeri sono grandi; secondo Manning, il più piccolo conta circa 4 500 soci. Durante l’ultimo Council on Legislation, Ebner ha cercato di collegare maggiormente il peso dei voti al numero dei soci: un voto ogni 1 000 membri. La proposta è stata respinta già nella fase preliminare. Come controargomentazione è stato sostenuto che i distretti più piccoli avrebbero avuto meno possibilità. L’attuale regolamento genera frustrazione in Austria. In trent’anni, il Paese avrebbe espresso un direttore una sola volta. Anche una proposta presentata tramite il direttore RI Daniel Tanase per modificare la suddivisione della Zona 21 non sarebbe stata presa in considerazione. «A questo livello non conta ciò che proponi», critica Ebner. Per Heinonen, un principio di rotazione sul modello svizzero potrebbe essere una soluzione. La disputa riguarda quindi una classica questione di rappresentanza: ogni distretto deve contare allo stesso modo oppure deve pesare anche il numero dei suoi soci? Ebner collega questa critica a un’obiezione di fondo: Rotary sarebbe guidato troppo fortemente da Evanston. Da tempo sostiene l’idea di tre pilastri orientati anche ai fusi orari – Americhe, Europa e Africa, Asia e Australia – e di una maggiore responsabilità amministrativa nelle regioni. L’ufficio RI di Zurigo svolge numerosi compiti, ma in senso figurato «non può decidere nemmeno su una matita» e deve continuamente chiedere autorizzazioni a Evanston. È un sistema faticoso e inefficiente. Manning è favorevole a una maggiore regionalizzazione ed europeizzazione, ma sottolinea che questo non va confuso con la suddivisione delle zone. Anche nello sviluppo dell’effettivo Ebner vede una ragione per intensificare lo scambio europeo. L’Europa si sviluppa in modo relativamente stabile. Negli Stati Uniti, in Australia e in Gran Bretagna, invece, i club tradizionali perdono soci perché faticano a coinvolgere le persone più giovani. Quando la distanza generazionale diventa troppo grande e l’età media raggiunge i 70 o 75 anni, servono nuove forme e nuovi club. Rotary deve rivolgersi a persone nel pieno della vita professionale, senza rinunciare all’esperienza dei soci più anziani. Come semplice primo passo, Ebner propone un incontro digitale ogni tre mesi tra i Paesi europei: conoscersi, scambiarsi esperienze e imparare gli uni dagli altri. Dietro il dibattito sulle zone si cela quindi una questione più ampia: come può l’Europa acquisire maggiore peso all’interno del Rotary? Manning distingue tra Paesi in rapido cambiamento con un effettivo in calo, regioni in forte crescita in India e Africa e un centro stabile, di cui fa parte l’Europa. Ebner vede l’America ancora in una posizione dominante, mentre l’Asia, grazie alla propria crescita, acquisisce sempre maggiore influenza. I Paesi europei dovrebbero unire le proprie forze e rappresentare insieme i propri interessi. La stabilità da sola non garantisce una voce; deve tradursi sul piano politico e organizzativo. Secondo Manning, gli europei non riescono ancora a trasmettere all’esterno un’identità comune. Ebner chiede un’intesa sulla direzione che l’Europa dovrà prendere nei prossimi dieci anni, accompagnata da un documento strategico, progetti comuni e priorità chiare. Altrettanto importante sarebbe una migliore politica d’informazione; per Ebner ogni cambiamento parte proprio da lì. Manning trae dal procedimento attuale una conseguenza immediata: nelle future riorganizzazioni le parti interessate dovranno essere coinvolte. Ebner individua primi segnali positivi negli European Summits di Roma, Bonn e Rotterdam. Questi incontri rafforzano il senso di appartenenza e dovrebbero diventare un appuntamento regolare. In questo modo l’Europa potrebbe contribuire maggiormente a definire la direzione del Rotary, invece di limitarsi a reagire alle decisioni prese a Evanston. Anche la RI Convention prevista a Barcellona potrebbe generare nuova dinamica, afferma Manning. Ebner vi vede un’occasione per rendere udibile la voce dell’Europa. In tutte queste riflessioni, Heinonen invita però a non perdere di vista la base. I club si interessano poco alla suddivisione delle zone; Manning aggiunge con pragmatismo che è già positivo quando si interessano al distretto. Il lavoro fondamentale viene svolto nei club, sottolinea Heinonen. È lì che esistono le amicizie e le partnership di cui vive Rotary. Sulle mappe compariranno in futuro numeri diversi. Le coordinate decisive restano le stesse. «La musica si suona nei club», afferma Manning. È lì che nascono i progetti, che dall’amicizia nasce l’aiuto e che i legami sopravvivono a ogni nuova suddivisione. Le zone organizzano il potere. Non possono né creare né cancellare i legami. L’articolo si basa su un’intervista condotta da Rot. Florian Quanz, redattore del Rotary Magazin per Germania e Austria. Che cos’è una zona Rotary? Il mondo rotariano è suddiviso complessivamente in 34 zone. Esse costituiscono, tra l’altro, la base per l’elezione dei Directors nel Board di Rotary International. Almeno ogni otto anni i confini delle zone vengono sottoposti a una revisione completa, affinché ciascuna zona comprenda all’incirca lo stesso numero di soci. Il piano mondiale per l’attuale riorganizzazione è stato approvato nel gennaio 2026; la suddivisione in sezioni, gli abbinamenti e la rotazione sono seguiti in aprile. La nuova struttura entrerà gradualmente in vigore: dal 2026 in alcune procedure di nomina e dal 2028 per i Rotary Institutes. I direttori RI individuati secondo il nuovo sistema entreranno in carica il 1° luglio 2029. Nella struttura attuale, Germania meridionale (sezione A), Svizzera e Liechtenstein (sezione B) formano insieme la Zona 16. Nella nuova struttura, i distretti svizzeri e liechtensteinesi faranno parte della Zona 20 insieme a Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. L’Austria rimane nella Zona 21, ora abbinata alla Zona 18. Per i club cambia poco nella vita quotidiana. Le partnership tra club e i progetti comuni continuano indipendentemente dai confini delle zone. La riorganizzazione incide soprattutto sulla collaborazione internazionale e sulla rappresentanza nel Board di Rotary International.